Storia

LA STORIA

Il Rifugio Venini fu costruito nel 1926 ed inizialmente utilizzato come alloggio militare, ma fu poi trasformato in rifugio dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.
Distrutto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, venne ricostruito ed intitolato al colonnello Cornelio ed a Corrado e Giulio Venini.

Il cannoncino posto davanti al rifugio testimonia la presenza del complesso sistema difensivo a ridosso del confine elvetico e risalente alla Prima Guerra Mondiale.
Il timore era quello di una possibile invasione in territorio italiano attraverso la Svizzera da parte degli imperi centrali. Per scongiurare tale pericolo a partire dal 1916 il Gen. Cadorna fece realizzare dal Verbano alle Orobie una serie impressionante di appostamenti per l'artiglieria: gallerie, baraccamenti, bunker, trincee, 296 km di strade per camion e 400 km di mulattiere e carrareccie. La stessa strada che conduce al rifugio fa parte della linea Cadorna e proprio a pochi metri dal Venini risalendo la cresta che porta al M. Galbiga sono visibili le prime postazioni.

La strada sterrata ed il muro in pietra connettono le batterie composte da quattro postazioni per cannoni da 149 mm collegate tra loro da gallerie (in parte franate), una di queste nicchie ora accoglie il nuovo osservatorio astronomico.

Proseguendo verso il Monte di Tremezzo, sempre su strada sterrata si trovano altre postazioni militari disposte su diversi livelli e ancora ben conservate dopo 90 anni.
Alcune di queste accoglievano i mortai da 210 mm, altre sono composte da muraglioni con nicchie per il riparo ed anfiteatri a gradoni in pietra.

Nei lavori vennero arruolati molti montanari, che scamparono cosi alta morte sui campi di battaglia.

Impegnate anche donne e cuoche addette al vettovagliamento.

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